Nuovi prototipi di Musica Italiana

il paeseEbbene sì, non par vero ma il Popolo del Bel Paese così passionatamente attaccato al classico cantautorato e così legato alla vetrina sanremese si appresta, nella propria parte artisticamente più attiva, ad avere in seno un melange di mescolanze artistiche e sonore europee ed americane. Non par vero a chi soprattutto soddisfa il proprio gusto musicale con quel che in questo Paese si ascolta sempre e comunque.

Forse questo fatto collimera il sogno di molti reduci del dopoguerrra italiano di un’annessione, in tal fatto musicale, del nostro Paese alla grande potenza americana.

Ma per chi come me (e come Noi, dato che le comunità di musica italiana fiottano di adepti) tale riduzione della musica italiana ai soliti nomi puzza di censura e conservatorismo (tale operazione si andrebbe benissimamente a collocare in una discussione sulla cultura italiana di più ampio respiro); questo è un buon momento. Non vi è qui il proposito di portare avanti tale discorso se non nei limiti in cui questa brevissima esposizione del sound italico vuole essere una scure e un baluardo per la nuova cultura italiana sempre più interfacciata a quella americana ed europea.

Parlando di musica ( e qui solo di questo parlerò) le novità italiane di questi ultimi mesi ( ma si potrebbe dire d’anni dato che come vedrete il discorso ha una lunga storia) sono tutte profuse allo sforzo di un sound caratteristico in cui alienare, in parte, la vecchia scuola della musica italiana. Gruppi cruenti, violentatori di suoni, gaze e new wave si affacciano al palcoscenico della musica italiana con sempre maggiore responsabilità e decisione. Tutti ricorderanno l’intervento degli Afterhours al Sanremo di Paolo Bonolis nel 2009. Molti dei fan (ed io in primis)) considerammo tale atto un tradimento a quei valori di musica underground che mai si sarebbero dovuti esporre al confronto, specialmente sullo stesso palco di Povia & Co. Invece tale azione fu l’atto di nascita di una rivoluzione culturale di cui ancora oggi raccogliamo i frutti. Quando gli Afterhours presentarono a Sanremo il cd “Il Paese è Reale – 19 artisti per un Paese migliore?” capimmo tutti quanti quale fosse stato sin dall’inizio il vero intento di Manuel Agnelli. Squarciare il velo, e come non farlo se non dal di dentro? Ebbene sì la rivoluzione era iniziata. Nomi che mai prima di allora qualcuno aveva sentito nominare (figurarsi ascoltarli) irruppero nella zona della musica italiana più sacra di sempre. Parlo degli Zu innanzitutto, gruppo jazz core romano attivo dal ’93, o di Roberto Angelini, per esempio, grande convertito della musica pop italiana che stufo del mercato decise di fuoriuscire dalla compravendita industriale della musica italiana rendendosi artista indipendente. Ad oggi questi nomi, nonostante siano molto attivi, ci risultano metafore older, giammai superate, anzi continuate… Per farvi un esempio squillante eccovi i ZEUS! (duo composto da Luca Cavina al basso elettrico e Paolo Mongardi alla batteria) che quest’anno presentano il loro nuovo album “Opera”. L’album è ascoltabile su Rock.it ed è acquistabile sin da ora. zeusCi siamo… L’operazione scientifica di collegare un’arte ad un’arte, una corrente ad una corrente, una varianza ad una varianza è riuscito: il pezzo “Giorgio Gaslini is our Tom Araya” dedicato al grande pianista che imparò a destreggiarsi fra le stelle con Sun Ra ci riconnette subitissimamente al pezzo “Tom Araya is Our Elvis” degli Zu, brano n°1 del famoso “The Way of the Animal Powers” comparso nel 2005.zu

E’ stato stabilito un contatto, non solo musicale e sonoro, ma terracqueo, letterario… Da qui in poi non potremmo scostare tale apprezzamento ad uno dei maggiori gruppi italiani nel Mondo (per collaborazioni: Sonic Youth, Motorhead, Mike Pathon e per inventiva: John Zorn, padre fecondo del free-jazz in America, dopo l’uscita di Igneo nel 2002 disse: “Avete creato una musica potente ed espressiva che spazza via totalmente ciò che molti gruppi fanno in questi giorni!”). Ma la lista continua ed è anche saputa. Amo ricordare gli A Toys Orchestra di Napoli per esempio, conosciuti e apprezzati ai più, The Bloody Beetroots, pseudonimo del discografico e dj italiano aka Sir Bob Cornelius Rifo, il quale ha fondato l’omonimo progetto famoso in tutto il globo, partorito a Londra; con il quale suona fra l’altro Jacopo Battaglia degli Zu… Mi vengono in mente anche un gruppo di giovanissimi meno famosi (forse per poco) dei seguenti. Parlo dei The Mantra ATSMM reduci dall’ultimo tour con il Teatro degli orrori che qui non necessita di presentazioni. Come ha detto più volte Pierpaolo Capovilla la musica italiana ha bisogno di uscire dalla prigione del quotidiano perché ne siamo stufi!

Altri ancora i fecondi Black Eyed Dog e i Gentless3 di Carlo Natoli & Co.

nicola mMenzione a parte merita Nicola Marzan, il quale ha saputo coniugare sound eclettico, classicismo, roba post-industriale, post-elettronica, post-filmica, post-tutto che invade il panorama della musica italiana con “Il Nuovissimo Mondo” del progetto one-man-band Bologna Violenta, continuando il proprio operato con il nuovo album “Utopie”.

Molte le voci italiane che tendono allo svellamento del manto d’oro della vecchia musica italiana… Speriamo in loro, in un’impresa a dir poco ercolina.

 paologulfi.wordpress.com

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