Berlin Jüdisches Museum

Con questo articolo vorrei raccontarvi del grandioso Berlin Jüdisches Museum (il museo per la memoria degli ebrei a Berlino). Un’esperienza mistica, tragica ed al contempo terribile ma anche piena di passione e dolore si avverte sin dai suoi inizi. L’edificio è stato progettato dall’architetto Daniel Libeskind, ed ha la forma di una tortuosa saetta che squarcia la terra e l’anima dello spettatore. Da fuori si possono notare molti tagli sulla superficie metallica del museo: vanno a significare le innumerevoli ferite che il popolo ebreo ha subito durante i millenni! Il museo percorre la storia degli ebrei dagli inizi biblici sino ai nostri giorni, passando attraverso eventi catastrofici come la Seconda Guerra Mondiale e la Diaspora, ma anche attraverso personalità degne di nota come il filosofo Moses Mendelssohn, l’inventore dei jeans Levi Strauss e il pittore Felix Nussbaum. Il ciclo continua attraverso le tre “aree tematiche” del museo, le tre vere opere d’arte. Questa saetta, che nell’intento di Daniel è un modo di de-costruire la stella a sei punte, simbolo dei”Jude” durante il periodo nazi-fascista, nella parte interrata ci porta a quelli che vengono definiti i tre Assi.

L’Asse dell’Esilio conduce al Giardino dell’Esilio e dell’Emigrazione, un fuorviante campo di colonne di cemento inclinate che costituiscono un labirinto che disorienta il visitatore. Vi sembrerà di essere in preda al maremoto, allo spostamento continuo che, attraverso le 49 colonne, vi sarà negata la via del ritorno. Sulla cima di ogni colonna si trovano degli ulivi russi, anch’essi simbolo di pace e di speranza; il collegamento con la Russia vorrebbe rimembrare l’invasione e la sconquista di Berlino durante la Seconda Guerra Mondiale, che decretò la fine della guerra. Purtroppo la fine della guerra significò anche l’inizio della “seconda diaspora” per il popolo ebraico in Europa, che dal 1938 al 1945 si trovò ad emigrare in tutto il mondo!

L’Asse dell’Olocausto porta alla Torre dell’Olocausto, uno spazio ‘vuoto’ simile a una tomba che simboleggia la perdita di umanità, cultura e vita. All’interno un silenzio grondante… solo uno spiraglio di luce da una finestra sulla cime della Torre: all’esterno i passanti possono sentire le voci all’interno della Torre… e questo ghiaccia l’anima ancor di più se si ripensa all’orrore dell’Olocausto! Il corridoio che porta alla Torre è tempestato di immagini e lettere, foto e giocattoli delle persone (in maggior parte donne e bambini) deportate nei vari lager durante l’epoca nazista.

L’Asse della Continuità conduce alla mostra vera e propria, ma anch’esso è un tragitto opprimente in salita e con varie rampe di ripide scale. L’architettura di Libeskind ha davvero una forza espressiva più eloquente della parola. La mostra affronta i 2000 anni di storia del popolo ebraico. Le sue sezioni coprono tutti i periodi storici, dalla diaspora romana al Medioevo, dall’Illuminismo alla persecuzioni per finire con il rifiorire attuale della comunità ebraica, i suoi riti festivi e la difficile strada per l’emancipazione.

paologulfi.wordpress.com

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