Filosofia come Autopoiesi

  Fin dalla sua prima comparsa, la filosofia si è fatta avanguardia del pensiero, critica radicale al cosiddetto discorso “normale”, forza progressiva con cui edificare l’uomo e il suo mondo. Per Eraclito, l’essenzialità d’un sapere più profondo. Ma è tuttavia con Platone, che la filosofia viene confusa col suo oggetto, ergendosi ad essenza reale o ultima del sapere. Una “parentesi” teoretica e gnoseologica che giunta fino a Descartes arriva quasi del tutto intatta fino ai giorni nostri, preservandosi a carattere fondativo del sapere. Ma facciamo un passo indietro: l’essenziale.

L’essenzialità d’un sapere non empirico, le cui parti costitutive sono la ricerca aperta sui problemi tramite il dialogo, il cui carattere si volge al raggiungimento d’una comprensione olistica. Una comprensione, scriverà Rorty, che ” somiglia al far conoscenza d’una persona che al seguire una dimostrazione”; centrando l’essenzialità del discorso filosofico sull’ermeneutica. Carattere ermeneutico e comprensione olistica, ma anche Bildung, come ci suggerisce Gadamer insieme a tutta la filosofia “radicale” tedesca, capace di educare e di “edificare”. Edificazione che ha come progetto la scoperta di maniere nuove, migliori, più interessanti e più fruttuose; che non prescinda dai risultati acquisiti dalle scienze particolari e che si faccia criticamente interprete delle interrelazioni epistemologiche ontologizzate sullo sfondo che incarnano.

Quanto ci dice Varela sull’uomo diventa valido anche per la Filosofia. Essa è dunque una macchina ontologica.
Una macchina la cui peculiarità è il mantenimento specifico della sua costante come invariante (la conoscenza). Una macchina omeostatica, la cui caratteristica è l’autopoiesi (ermeneutica), che genera e produce la propria organizzazione (sistema di pensiero) tramite il suo operare come sistema di produzione dei propri componenti (epistemologia), i quali, realizzando le loro relazioni (semiotica), costituiscono l’unità della macchina come spazio topologico in cui ha esistenza
(ontologia). Nello spazio topologico le relazioni dei processi ed i processi, come risposte ai cambiamenti che esso attua, compensazioni a perturbazioni, possono e devono avvenire senza interferenza (etica) con la storia dell’unità, con la sua ontogenesi. “Ontogenesi è l’espressione del divenire di un sistema che in ogni momento è unità della sua pienezza”, scrive Varela in Autopoiesi. Filosofia come spazio del progetto umano (eteropoiesi) mantiene, con maggiore evidenza, il proprio carattere autopoietico. Infatti la filosofia è lo spazio in cui l’uomo specifica la propria ricerca continua di risposte concrete alla variante e molteplice produzione di domande scaturite dall’esigenza costante di mantenere ” in vita” lo spazio in e da cui la ricerca prende forma. Domande che, usando un’altra analogia, hanno un feedback tutto
interno. Domande che si pongono entro il cerchio co-dominiale dello spazio fisico e contingente al divenire spazio-temporale, la cui chiarificazione come domande ed il suo chiarimento come risposte avviene nello spazio euristico della nostra descrizione.

“Tutto ciò che è detto, è detto da un osservatore” chiariscono Varela e Maturana.

Ciò che in altre parole, la nostra descrizione è lo spazio in cui la descrizione trova esistenza. Se questo è valido per e con la Filosofia, vale a dire che esso è spazio semantico in cui i significati prendono corpo, la cui semantica come spazio è il corpo-spazio in cui la realtà prende valore, assumendo valore di verità: come variazione eidetica, come invariante strutturale del Tipo, la cui trascendenza è irriducibile a qualsiasi dominio meccanicistico.

Quindi un sapere che non solo si conosce, ma sa’ di conoscersi.

Come filosofia, Filosofia è un’anima aperta, un tendere a, un tendere in, una ricerca continua di senso nel significato. Come ricerca, essa è uno studio rigoroso sui fenomeni, una ricerca di correlazioni oggettive tra i fenomeni, da esplorarsi
fenomenologicamente. Come ha ben definito A. G. Biuso: “Un’oggettività basata su un movimento teoretico duplice, e forse in parte contraddittorio, che da un lato si concentra sull’apparire delle cose e dall’altro cerca di pensare la loro trascendenza rispetto a tale apparire.” Il corpo come macchina semantica, 2006.

La filosofia come circolo ciclico, ermeneutico della sua ermeneutica, consequenziale come autoreferente dei propri referenti, corpo semantico che, come significante, ritrova il suo significato. Un circolo aperto e chiuso, come il serpente eterno che eternamente si mangia la coda per divenire eterno. Aperto come movimento in cui si lancia nel mondo. Chiuso come luogo topico in cui incarna sè col mondo.
Come ha magistralmente inteso Varela: “Le conseguenze delle operazioni del sistema sono le operazioni del sistema”.

In una parola, Filosofia come Autopoiesi.

paologulfi.wordpress.com

This work is licensed under Creative Commons Attribution-NoDerivs 3.0 Unported License.
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