Ascensione

Da una depredazione dell’essere

da un compulsivo incitamento del non-essere

è venuta la paura,

come dalla mente di chi la elucubrava.


Come 
sostanza indifferenziata, sostrato che la inferenza

è venuta fuori la paura  nelle origini

di ogni cosa.

Come vuoto perdere

per dare un vuoto inizio

ma traslata la fine,

non un cerchio dall’infinito percorso

del può essere,

ma uno scherzo

(il) disinteressato emergere nella trasformazione:

pronta esecrare

ogni cosa

santificare

ogni cosa

in altra cosa,

dove

si pone la morte ed esplode la vita.


Nell’annusare 
muto della VOLONTÀ

non un’anima

ma una vita in corpo

che per essere non ha mica bisogno di chiarezza

o di  certezze [???]

Ma creatività, AZIONE,

sessualità

ed esplosione.


Così come dal caos che la fornicava,

ha avuto modo la realtà”


Non è uno spirito che ha creato le cose

ma un corpo, che per essere aveva bisogno di

crapulare

scriveva Artaud- ed avea ragione!


Adesso, 
lo so.


“(Lo 
scrivo qui per la prima volta,

Lo trovo per la prima volta)”


Vedo 
la mia ombra cambiare,

cambiando me stesso ciò che lo attraversa

questa mia dolce vecchia armatura,

una vecchia pelle sifilitica

da cui gli angeli vanno matti per strappare via

come fosse seta di settembre,

come se fosse sempre inizio

in realtà non si sbagliano

questi fottuti danzatori del cielo

ogni cosa ha nuovo inizio

nell’iniziatico sguardo di dio.


Tolta 
la CROSTA

non rimane che aspettare

l’illibato corpo arrendersi

questa scelta di morte,

saccheggi d’oltretomba

questo cielo ingordo di Noi

dal quale tutto torna per accedere

verso il quale tutto ascende per corrompere

la mia anima, la nostra

“(l’anima non è che un vecchio aforisma)”

universale volontà di esistere a insistere:

gratti di cielo

vorremmo vivere milioni d’anni in vita

al di là del tempo dello spazio,

ed altro cos’è l’inizio se non morte a cui far ritorno.


Ad 
ogni ibridazione del tempo nello spazio

noi riuscimmo vivere con qualche pezzo in più

di quel che ci veniva offerto

sin dall’inizio,

altro cos’è il giorno se un nuovo INIZIO.


Volendo 
riuscire guardare Satana negli occhi

ne rimarrei bruciato,

ma potrei almeno dirgli:

 

“Hai voluto dividere ciò che era stato creato intero,

quel ALTRO, tuo compare,

te l’ha permesso”


Vorrei
guardare Dio

esplodendo nel tempio delle guance

pronto collimare

ogni cosa ibridare;

ogni cosa nell’esatto

essere di ogni cosa

finirei per rimanermi cieco

in fondo quell’osso

che mi ha messo dentro:

per trafugare,

impazzire,

leccare.


la CREAZIONE!?


Non 
è affar nostro;

possiamo avviluppare paradiso inferno

ma non c’è permesso di creare


Possiamo

esplorare

sentire

pregare


Siamo testicoli dell’universo


non è uno scherzo da coglioni

che ti fa questa maniera,

È lo scherzo di tutti quei coglioni

che hanno quell’osso nella fica


La 
nostra fica-pensiero, come nuvole dal di dentro

atto a dissolvere un vuoto in cui la parola è un membro

Ma son certo che ora come ora:


Un’esplosione
vaginale

una goccia di quel suo seme

che è M-io, che sono io

chi è m-Èchi son d’Io?

(sono contraddittorio)

chi è quel me che dice di essere io?

come quel fottuto non-io che s’ubica il posto d’io?!

(che mi sta dentro di me sa fare tante cose

come al mondo: un Sì!

Mio caro vecchio muto eterno ritorno)


Non 
è altro che un altro miliardesimo io

da cui si distacca

in pro-vetta,

da tutti quelli I/O da cui si scosta.


Ora 
ho sentito

Ho percepito

ciò che è reale può essere tale solo per

  CHI ha percepito

di CHI ha sentito


DIO 
dal di dentro,

è nel mio pancione,

dal dì dentro

È il PUNTO MEDIO

 la mente non è altro che un vezzo

per sviare dio

da questo nostro medio

centro

punto

di

comparsa


Dio 
è dal di dentro ?

– – –

Questa poesia è dedicata alla memoria e all’opera di Antonin Artaud

Nota bene: Alcune parti in corsivo virgolettate fanno parte di alcune parti di testo pubblicato da Einaudi sotto il titolo Artaud le Mômo, Ci gît altre poesieEinaudi, Torino 2003. Antonin Artaud diede alle stampe Artaud le Mômo nel dicembre del 1947 presso l’editore K & Bordas. Morì il Marzo del 1948 Ivry, in Francia, 3 mesi dopo la pubblicazione.

Poesia 
apparsa su PoetarumSilva il 28 Gennaio 2012

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