“È a questo che penso se qualcuno mi parla di rivoluzione”

Ⅰ°

La città che di tanto in tanto ruggisce

è più di due volte benedetta della luce.

Nella notte:

“Non vedi, ora che osservi,

le tappe di una civiltà esaltante?”

– vapora su di un vetro una voce

conosciuta – E già m’impaura,

m’assesta un duro colpo:

“Non credo, signora,

io qui vedo solo apparenze e strazio!”

Mi prende sottobraccio,

e mi porta gentile nelle vie abbuiate;

strana nel suo accomodarmi appagante

che si disgela strada facendo in queste

ore notturne.

“E pensi ancora

alla città socialista?” – ed un suo pugno

affonda il fianco – m’inginocchio! Dopo,

un altro pugno di soprassalto, e poi rispondo:

“ No, non la penso

-mi correggo-

io la sogno per un nuovo giorn… ” – ma non

finisco! – è arrivata sua sorella, società

(BUGIARDA!)

pronta a zittire la mia forza.

Ⅱ°

Ed ora che zittito vago tra la folla

mi rimpiange che quel giorno sia

rimasto fermo.

Forse con la falce, forse col martello,

-“ma non adesso, un giorno!”-

stroncherò nel fosso

le due sorelle, figlie

di un miraggio.


Da Mosaico, raccolta di poesie, Catania 2010

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