Apocalittici e integrati di Umberto Eco

Apocalittici e integrati

Apocalittici e integrati è un saggio sulla comunicazione di massa scritto da Umberto Eco e pubblicato nel 1964 per la prima volta dalla casa editrice Bompiani. Il saggio è una collezione di scritti sull’argomento, i quali variano da analisi socio-psicologiche sulla pubblicità e sul consumo di massa dei prodotti industriali (più propriamente culturali, ma sempre connessi col processo industriale) a severe critiche sul ruolo che l’intellettuale dovrebbe assumere nei confronti dei mass-media, passando attraverso le figure e i “personaggi” dell’era della comunicazione di massa tastandone le implicazioni politiche e polemiche. Il titolo del saggio preannuncia quello che sarà, in linee generali, il leitmotiv dello scritto, così come lo si viene a delineare sin dalla Prefazione. Per “apocalittici e integrati” si intende sempre lo stesso soggetto, visto da due sfumature diverse e di per sé complementari: la figura dell’intellettuale. All’avvento della “cultura di massa” (più in là verrà chiarito che il concetto è fuorviante) gli intellettuali hanno risposto pressoché in due maniere molto simili ma divergenti: alcuni come Elèmire Zolla, hanno demonizzato la televisione e i prodotti culturali nati in seno la società dell’immagine (i fumetti, il cinema) e dalla massificazione stratificata della società (la musica leggera, il Kitsch nell’arte), elaborando la teoria che i moderni mezzi di comunicazione di massa “non possono essere strumenti indifferenziati di diverse politiche culturali, ma costituiscono essi stessi una ideologia” ; altri ne hanno elogiato le caratteristiche peculiari, proponendone “un’appassionata apologia della pubblicità sullo sfondo di una “filosofia” ottimistica dell’incremento delle esperienze” , come nel caso di Ernest Dichter, professionista del settore pubblicità con notevoli interessi nei riguardi dei produttori televisivi, ma anche di Arthur Schlensinger, il quale si auspicava un riformismo televisivo di stampo illuminista. Ciò che hanno in comune queste risposte all’argomento è un atteggiamento manicheo nei confronti dei mass-media. Essi sarebbero da condannare o da elogiare. Non solo, ciò che muove la critica di Eco, e che è l’intenzione fondamentale del saggio, è il constatare come entrambe le fazioni degli apocalittici e degli integrati, non abbia seriamente analizzato i processi della odierna masscult, sviscerandone le implicazioni politiche ed economiche, filosofiche e socio-politiche in rapporto al pubblico fruitore dei prodotti culturali di massa. Solo in parte, infatti, tale critica è stata mossa nei confronti della cultura di massa, evidenziando lo spartiacque che dividerebbe questa dalla cultura aristocratica, o dalla presunta tale, degli intellettuali. In tale contesto essi fanno gioco facile, ritirandosi nel silenzio, o nella critica più feroce, o ancora nel partitismo della televisione, ma sempre “utilizzando” i mezzi di comunicazioni di massa (giornali, riviste, libri) come portavoce delle loro idee. Solo da un punto di vista estetico, il discorso ha avuto qualche implicazione spostandosi al livello della fruizione, allocando, erroneamente, un’estetica a taluni mezzi. Nell’analisi che ne fa Eco, si prende posizione contro questa corrente avventizia di (critici) apocalittici e (conservatori) integrati mostrando come fra cultura di massa e cultura elitaria si sia stabilito un medium culturale, la Midcult. Con questo termine, partendo dalle parole di MacDonald, Eco sottolinea come il livello di classificazione sia fuorviante in quanto i vari registri che compongono i diversi prodotti culturali si interfaccino gli uni agli altri, dando vita a stili e registri differenti. Caso emblematico preso in esame sarebbe il romanzo di Hemingway, Il vecchio e il mare, in cui cultura intellettuale si mischia a trend narrativi commerciali, adatti alla fruizione del grande pubblico. In questa fase è necessario, secondo Eco, distinguere i linguaggi tipici dei mezzi di massa facendo una ricerca tecnico-retorica su di essi e sulle novità formali che essi hanno introdotto. I fumetti, la televisione, i romanzi gialli o di “science fiction” sono solo alcuni esempi di come il prodotto culturale si sia diversificato, ed è necessario, volgere l’attenzione sui prodotti e sulle modalità di fruizione da parte del pubblico. A questa si dovrà, di seguito, svolgere una ricerca di come i linguaggi sia siano diversificati fino ad una commistura in altri linguaggi, da un livello culturale basso ad uno più ampio, tracciando la forma e l’evoluzione di tale fenomeno. Il fenomeno del Kitsch ne è un chiaro segnale: di come la cultura bassa ed alta trovino un loro approdo nella cultura media in cui elementi stilistici ed estetici, figuratisi nel decalogo della cultura alta, vanno irrimediabilmente ad intersecarsi con elementi della cultura bassa. Casi come i fumetti di Steve Canyon, o di personaggi come Superman, saranno da un lato propagazione di questo nuovo fenomeno, dall’altro saranno mezzi di controllo del gusto e dell’opinione pubblica. Che essi servano come contenitore di disagi o come vezzo della distrazione, il loro ruolo, così delineatosi, sarà sempre una scelta reimpostata dall’esterno, dal quale risulta necessario controllare l’effetto emotivo che tali prodotti avranno sul fruitore, calibrandone in maniera imperante le scelte e le visioni. E’ innanzitutto dall’analisi critica di quello che succede intorno, delineando ciò che sono le forme e i contenuti della nostra cultura, che è possibile muovere, da un punto di vista intellettuale, verso la scoperta dei fenomeni di massa, della loro reificazione e del loro tormentato divenire. Questo saggio, sia da un punto di vista filosofico, nonché grazie alle spiccate analisi sociologiche culturali, apre una schiera di riflessioni importanti sul percorso che la società dei media ha intrapreso all’inizio del Novecento. L’importante contributo di Eco, in anni in cui in Italia e in Europa, ancora poco si era fatto per la comprensione di tali fenomeni, è ineguagliabile. Ne risulta ancor più importante se si rivede la situazione della politica italiana, con gli occhi di chi, attraverso Eco, ha visto l’importanza dei mezzi di comunicazioni sul controllo dell’opinione pubblica e sull’indirizzamento delle scelte da parte di coloro che detenevano il controllo dell’offerta pubblica in televisione. Ci viene ancora più chiaro quando, ripensando alle parole di Giovanni Gozzini , si rende palese come la televisione, il più potente fra i mezzi di comunicazioni di massa, sia stato il principale protagonista del consenso e della politica di questi ultimi vent’anni.

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