Il nuovo singolo dei Verdena: “Un po’ esageri!” – breve review

Mi incontro con Simone, mio caro e amico e collaboratore (DAYCUBE, v. Bios), nonché frontman e produttore del progetto “VanHobb“, al solito orario dell’aperitivo, per noi scandito da sigarette e caffè, e tante, tante parole sulla nostra amata musica: un’aperitivo per l’anima prima di tutto. Non potevamo in questa occasione non parlare dell’ultimo singolo dei Verdena “Un po’ esageri”, all’indomani della loro intervista su Rock&Roll Circus di Radio 2, che anticipa di poche settimane l’uscita del loro nuovo album “Endkadenz (Volume 1)“.

Questo poche righe sono il frutto in parte di ciò che ci siamo detti, in parte dettate dalla mia passione per il gruppo del “Pollaio”.

Ci tengo a dire che, come oggi ho confidato a Simone, i Verdena mi hanno dato più di una soddisfazione: la prima in assoluto a livello artistico, la seconda a livello umano. Va di per sè che con gli amici-musicisti si parli di musica, sempre, e di strumenti, spesso. Sui Verdena, nel 2006, c’è stato un bel dibattito con alcuni di loro; ai tempi dissero a pieno petto che i Verdena, oltre a non piacerli – “de gustibus…” dicevano i Latini – non avrebbero mai raggiunto l’acclamazione di pubblico e critica che vantavano, e vantano ancora, progetti come Afterhours o Marlene Kuntz (nostri ascolti di ogni ora del giorno!). Ai tempi la mia risposta fu una scommessa, come quelle che si fanno per provocare la situazione estremizzandola, in particolare quando si è convinti delle proprie idee. La scommessa era appunto questa: “Scommettiamo che i Verdena saranno, da qui a pochi anni, uno dei gruppi più attesi nel panorama italiano del rock?”. Bene! Così è stato!!! Adesso i Verdena sono indiscutibilmente uno dei gruppi più apprezzati da critica e pubblico italiano ed europeo nel campo della musica Rock, delle sue ultime derive.

Raccontato questo piccolo anedotto vorrei adesso poter analizzare il loro singolo e ciò che secondo me è il loro punto di forza di questi ultimi lavori (“WOW!” e sicuramente “Endkadenz”), ma prima una piccola riflessione sul dibattito che per adesso impersevera fra i fan, una piccola riserva.

Personalmente non sono mai stato uno di quei fan divisi dall’accettare sic et simpliciter ogni cosa facessero i Verdena o fra quelli che sostengono la loro deriva “pop”… No! Sono sempre stato molto critico nei loro confronti… ed è grazie a questo che continuo ad apprezzarli. Voglio dire di più: questo pezzo è sicuramente molto “pop” nel senso in cui Warhol intendeva il genere… Seguitemi: rappresentazione del prodotto, dell’oggetto feticcio, ormai privo della sua “aura” di opera d’arte (Benjamin) a causa della sua riproducibilità tecnica, reinserita in un contesto di fruizione artistica unica, una ed una sola volta, (anche per milioni di ascolti) dell’oggetto/prodotto all’interno di un contesto operativo (l’opera d’arte) grazie all’utilizzo di una chiave di lettura specifica, il “pop” in questo caso.  PSU1314694561PS4e5ca5a1a19ca

In poche parole, hanno dato ai loro pezzi un’anima “pop” ma artistica, letteraria, non-commerciale e commerciabilissima, fruibile da tutti… (not enclosure!) – “Warhol dicet!”.

Noto inoltre una certa sicurezza nei testi di Alberto… L’isomorfismo plastico della sua scrittura adattata alla musica, in questo pezzo, rende più certa l’idea della tipologia di scrittura che egli utilizza da sempre: una scrittura immaginativa, nel senso più forte del termine, cioè di una scrittura che si concentra più sull’immagine, che sull’idea di essa, un’immagine che non devia mai il suo percorso di indentità con sé stessa, che inoltre, si incarna nella musica e nella mente di chi ne ha la fruizione estetica in senso plastico, isomorfico e che si crea per gradi, seguendo la scala dell’immagine. Un’immagine scalare, un universo immaginativo della parola. Nulla di nuovo in fondo, tranne per il fatto che questa operazione sapora tantissimo di alchimia con il corpo, trattandosi di voce e di voce all’interno di una struttura melodica: fonemi e glossolalie tipiche dell’ultima produzione verdeniana, e riscontrabili nei precedenti capolavori (“Solo un grande sasso”; “Il Suicidio dei Samurai”; con “Requiem” capostipite di questa meta-generazione), ritrovano in “WOW!” un ruolo centralissimo di «arraggiamento» musicale, strumentale. La parola in questo pezzo, la glossolalia, diventa inesorabilmente ciò che è nell’Origine di Tutto: Suono! Non più “suono” percepito, urlato, disorganizzato diciamo, caotico, ma suono nell’ordine della struttura melodica, cioè strumento. La voce è uno strumento, indubbiamente del suono e della parola, veicolo del suo significato, attraverso l’uso del significante, per di più percepibile ermeticamente, attraverso il “viaggio” che la melodia, la musica fa dentro di noi, in risonanza. Così nell’utilizzo dei fonemi esso diventa “qualcosa di meno”, quindi in senso estetico “qualcosa di più”! In altre parole: diviene ciò che sta in mezzo fra la parola (significante) ed il suono (significato): diventa mezzo della fruizione musicale, in maniera del tutto nuova e sicuramente in questo singolo, conscia del suo ruolo polisemico. Polisemia: vedi il titolo End (in inglese: “la fine”) & kadenz (in tedesco: “cadenza, [mus. / lett.]), cioè tradotto:

La Fine della Cadenza…. cioè della parola, che tolta la cadenza, diviene mero suono, strumento. Annichilimento della parola per trovarne nuove vie di fruizione. Adesso proviamo a leggere Endkadenz come fosse un titolo. Ti sembra quasi di leggere in italiano la parola DECADENZA. La decandenza della parola. Tutto questo è POLISEMIA PURA. Immagine semiotica dell’identità del significato! Pura poesia alle mie orecchie, così intrise di filosofia e arte!!!

Alberto indubbiamente misconosce tutto questo procedere meta-linguistico: il suo è uno scoprire sul campo, uno esperire continuo, sperimentando, ascoltando, innovando, andando oltre, prendendo certezza! Ma fa indubbiamente piacere sentirgli dire che la sua attenzione maggiore in questo album è stata nei testi. In poche parole dà conferma di questa mia ipotesi linguistica. E non voglio dire che Alberto non sappia: dico semplicemente che non vuole farne una certezza! Scovarla come tale, sarebbe una presa di coscienza ideale e quindi poco fruibile in campo artistico. E’ una presa di coscienza della volontà del corpo e del suo strumento principale: La Voce! E poi, da bravo poeta che è, lascia agli altri il compito di scovare significati ulteriori, ed almeno credo in queste righe di averne scovato qualcuno!

Allora buon ascolto, posto il loro singolo qui in versione digitale da You Tube. Alla prossima!

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