L’Ospedale della Lingua Italiana

ospedale_lingua_italianaNon è un caso, semmai è un dilemma in cui stiamo incappando di continuo. L’utilizzo della lingua italiana da parte dei media e di tutta la compagine di politici ed economisti, uomini d’affari e personaggi dello spettacolo presuppone una lenta quanto invertibile regressione verso la perdita della nostra lingua. Già Pietro Citati in un famoso articolo apparso sul Corriere della Sera diceva che «Battersi in difesa della lingua è molto più importante che battersi per la abolizione o la conservazione dell’articolo 18». Io sono tanto d’accordo con Citati quanto non lo sono col paragone da lui utilizzato. In un Paese dove il mercato del lavoro nonché il tasso di disoccupazione sono ai minimi storici, una frase del genere non ha riserve di provocazione, bensì è solo una ragguardevole cretinata. Tralasciando il dibattito a questo punto e la doverosa autorevolezza che a un critico come Citati tocca, vorrei intraprendere un percorso di salvataggio della lingua italiana prendendo come spunto di riflessione e di “sana cura” all’italica lingua, il pamphlet ironico di Roberto Nobile “L’Ospedale della Lingua Italiana. Dove le parole usurpate dalle omologhe americane trovano cura e conforto” (Sicilia Punto L Edizioni, novembre 2012, Ragusa). In un incontro tenutosi alla Biblioteca S. Nicastro di Chiaramonte Gulfi l’autore, accompagnato dall’editore Pippo Gurrieri, ha presentato il simpatico libello divaricando il pubblico presente in un mix di ridente ironia ed attenzione per la doverosa quanto angosciante questione della lingua. L’epoca in cui siamo vive una sorta di dramma dantesco invertito, in cui il problema centrale della lingua non è la costituzione di un’autonomia dalle classiche (latino e greco) o dalle romanze (provenzale, lingua del «sì»), bensì vive il dramma moderno della perdita d’identità ed è, fattore di recente rischio, vittima dell’usurpazione, da parte del neo-idioma inglese, di significato e di senso per dare «spazio linguistico» a termini di ben meno antica emergenza storica e con un segno semantico piuttosto ridotto, anzi squilibrato. Una parola riceve pienezza di senso e di riferimento non solo dal contesto e dalla forza in cui e con cui viene espressa, ma è soprattutto un segno storico (la parola ci racconta un passato, la parola è nel passato) che condiziona la nostra mentalità, i nostri atti e sopratutto le nostre scelte. Fase fondamentale del libro di Nobile sta nell’evincere e nel capire come il cambio di lingua da Italiano a Inglese-Americano abbia, a discapito della mera fascinazione che il nuovo idioma detiene, avviluppando le nostre menti, un significato politico ben preciso: un neo-colonialismo della lingua. È inutile non poter pensare a George Orwell ed al suo 1984... La vera tirannia, come il vero inferno, non sta né sopra né sotto di noi, bensì si trovano entrambe collocate nella mente dell’uomo. Difficile capire quanto questa realtà, concetto teorico astrusamente problematico da spiegare all’uomo nostrano così condizionato da televisione, rete e mercato globale, ci faccia sudditi di una nazione il cui controllo è, prima che economico e/o politico, linguistico. Così la parola ricoverata VINCITORE (vinto) parla attraverso le righe di Roberto Nobile raccontaci una storia: «i LOSERS beccano legnate, ma la vera disgrazia è che si vergognano come paria e, se non fossero accecati da questa vergogna, si accorgerebbero che sono tanti, e i WINNERS pochi, e potrebbero parlare, dire le loro ragioni o, non ascoltati, fargli un mazzo così. E invece si arrendono dispersi e ammutoliti, si schifano l’un l’altro (dìvide et ìmpera) giocano al lotto tutti i venerdì, sperando di diventare come i loro padroni…».

La verità sta sempre davanti ai nostri occhi, non c’è scelta a questa cocente quanto evidente responsabilità storica che ci vede al contempo vittime e carnefici. Forse sarà dato dal cambio linguistico del termine DIRETTORE, scomparso da poco per dare il cambio a un’infinità di MANAGER con tutti i più strani e conditi attributi. O dalla parola AZIONE, la qual parola ricca di significato storico e politico si ritrova ad essere da un lato sinonimo di ACTION, cioè finzione, finzione cinematografica, finzione del reale e dall’altro ha la mala sorte di essere «venuta qui (in Ospedale) a soffrire le pene della schizofrenia: Un’altra azione le parla dentro, e dice tutte le parole del mondo, dichiara guerre, amori, fallimenti, recita poesia, racconta fiabe, cronache del passato e del futuro, inventa religioni e tradizioni, scopre pianeti e popoli, ride, piange, grida e sussurra. Ed è tutto bello, senza noia, senza sbavature e tempi morti, ma è finto […] Ora che tutto il visibile è falso, ora che agire vuol dire imitare un invisibile che non c’è più, ora che si fotocopia la fotocopia del falso, la parola magica che dà il via al concatenarsi infinito delle imitazioni, la parola che innesca falsità in tutti i set del mondo è ACTION!». C’è di certo che, in questo Ospedale della Lingua Italiana, alcuni termini blandi come BERSAGLIO possono assumere connotati semantici più ampi attraverso l’utilizzo del corrispettivo inglese TARGET che, se da un lato aumenta di significato semantico il dominio linguistico del corrispettivo italico, dall’altro sminuisce la portata politica che tale termine in italiano potrebbe avere se fosse utilizzato nel corrispettivo dominio linguistico dell’omologa americana. In altre parole, una cosa è dire: “Io sono il Bersaglio della campagna pubblicitaria” (disegnandomi un cerchietto rosso da cecchino sulla fronte), un’altra cosa è dire che la campagna pubblicitaria ricopre il mio Target(!!!). Ora credo sia chiaro quanto l’intento di Nobile vada al di là della funzione politica che una lingua può assumere ed il suo, a mio modo di vedere, vuole essere un tentativo tutto italiano (l’utilizzo dell’ironia, la scelta di scrivere questo pamphlet in forma di dizionario, il continuo rimando a figure italianissime proprio in quanto hanno connotazioni fortemente regionali) di salvare la lingua, o ancora meglio, di affermare una volta per tutte quanto la nostra lingua sia non tanto a rischio di scomparsa quanto di mutilazione data la sua forma  già avanzata di cancrena… Ed a farne le spese in prima persona non è tanto il termine linguistico ITALIA, quanto la nostra cara e non tanto vecchia Nazione che «è difficilissima da curare in quanto nega allegramente il problema con i nostri psicologi». Le parole dell’Anonimo Lombardo ci vengono in aiuto quando leggiamo che «senza negare il debito ideologico a Mafia e Maoismo, noi ci siamo portati avanti. Vorrei spiegare che l’intuizione primaria di decostruire il linguaggio dall’interno (devolution), che permetterebbe al rivoluzionario di dire quel che gli pare, quando gli pare e di smentirlo subito dopo, ha richiesto anni di sperimentazione, prima di diventare strumento agile e sicuro. Oggi però abbiamo il dovere di passare alla seconda fase, perché lo strumento è inutile se non è chiaro lo scopo. E qual è lo scopo?: annettere all’America l’Italia e, nel contempo, dare un calcio all’Europa. Smentiamo categoricamente quanto detto! Ma intanto voi giornalisti continuate a chiamarla Eurolandia, voi pubblicitari continuare a chiamarla Italy!…. scava, scava, vecchia talpa…» (La Rivoluzione Linguistica, Anonimo Lombardo in R. Nobile, ivi, p. 57).

Il libro conclude con una nota drammatica quanto ironica, una sorta di diversivo dal clima ospedaliero che si respira all’interno del libro. Tutto sembra contaminarsi, imbastardirsi e non basta questo… la confusione è tale da risultare difficile identificare i LOSERS e i WINNERS. In questo momento della Storia sembra che vincitori e vinti non hanno poi confini così netti come sembra. Non è tanto facile tirare lo sciacquone della Storia semplicemente facendo leva su un armamentario linguistico post-moderno che ci salverà dalla Crisi, dalla povertà, dalla Mal Politica, da noi stessi. Bisogna prima di tutto fare i conti sentendosi di essere Liberi (Libertà: termine che oramai sembra sempre più essere sinonimo di Gratis che di FREEDOM!) Sentirsi Liberi ed essere Liberi sono stati distinti dell’essere umano, e già il noto filosofo tedesco Johann G. Fichte ci aveva salvaguardato dal non tentare questa obsoleta identità, ma vi è una via che conduce  allo stesso medesimo effetto, attuando il mezzo comune. La Libertà è partecipazione, ma questo si sa è tutta un’altra Storia…

 

 paologulfi.wordpress.com

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