“Pippo” Grillo: un’anomalia logica oltre che politica

Nell’antico Pantheon delle divinità romane vi erano diversi dei che sedevano sul trono delle virtù e delle sciagure. Un dio in particolare, il più antico nella genealogia del culto panteista romano, fu vegliato tanto in epoca arcaica quanto in quella repubblicana e imperiale. Il suo nome è Ianus, detto Bifrons (bifronte) ed anche Cerus (creatore) nonché Pater (padre di tutti gli dei). Solitamente siamo preposti a credere, dai pochi studi concessi durante il periodo di scuole superiori, a credere che sia Iuppiter (Giove) il padre di tutti gli dei, ma sfogliando la Storia di Roma di Tito Livio, sono venuto a conoscenza del profondo culto panteistico del dio Giano.giano Ebbene questo excursus nella storia delle divinità romane vuole fornirmi l’appendice per questa piccola disquisizione sul caso emblematico e anomalo di un “ex novo” politico romano, non di popolo ma di stirpe: Beppe Grillo.

Detto così sembrerebbe che il nostro suddetto politico sia in prima analisi messo in una luce positiva, raffrontando il suo carattere politico con quello dell’antico dio romano. Par vero stabilire un’analogia, ma qui mi occorre solo per tracciare i caratteri salienti di questo essere nuovo della politica italiana, un essere che si affranca dalla vecchia quanto ne è similare e continuatore. Molti giornalisti hanno scritto sul capitolo Grillo pagine e pagine di articoli, definendolo come un politico fallace, o come un grande populista e demagogo, un’usurpatore tirannico od anche elogiandolo per come il suo Movimento cresca in Italia. Bene, alla luce dei fatti sembra che questo nuovo essere della politica sia un’anomalia non tanto storica e/o politica quanto innanzitutto logica. Tutti sappiamo che cos’è la logica… È quello studio dei predicati e dei referenti all’interno di una proposizione ai quali possiamo assegnare valori di verità. Solitamente per referente si pensi ad un soggetto qualsiasi, sia come un’unità sia come gruppo, sia a un insieme di unità viste differentemente come coppia. Per predicato d’intende innanzitutto qualsiasi cosa che possa predicare un soggetto referente (per es. “essere scapolo/sposato”; “avere un reddito di 1500 € al mese”; “essere un politico italiano”). Ebbene l’anomalia logica che ha interessato la mia attenzione in questi giorni di farfugliamenti politici è stato il seguente: Grillo è un referente politico? E se sì, che tipo di referente possibile potrebbe essere?

La questione, cari amici, non è mica nata da speculazioni di alto ordine ma da uno di quei casi in cui ti imbatti giornalmente parlando con qualcuno a proposito di elezioni politiche e, vuole il caso, che quel qualcuno in questo sia un parente al quale ho sentito affermare cose a dir poco in-audite. Ebbene, questo qualcuno a cui voglio riservare il diritto alla privacy, è quella tipica persona che per anni ha votato Berlusconi, essendogli fedele siano al midollo. È quanto mai emblematico che codesta persona al mio interrogativo sulle prossime votazioni politiche ha espresso la preferenza, non solo per Berlusconi, ma sopratutto per “Pippo” Grillo. Insomma, la frase come potete capire che ha sconcertato non poco. Ma proviamo a mettere la questione in termini logici come segue:

∃x [(Pa→Px) & (x≡y) → (Px≠Qx)]

dove a è un soggetto votante qualsiasi, P è un predicato che vuol dire “andare a votare/essere votato”, e y sono due politici qualsiasi e Q è un predicato che vuol dire “essere estremista”. In termini di linguaggio corrente la seguente proposizione potrebbe essere enunciata quanto segue: “c’è un politico che posso votare, il quale non è un’estremista”. Secondo la logica del parlante entrambi i referenti politici da lui additati non sarebbero degli estremisti. In questo caso i due referenti sarebbero Silvio Berlusconi e “Pippo” Grillo. Ora, è già di per sé emblematico notare che il soggetto votante paragoni i due referenti come facenti parti di un’unica classe, o di due classi che hanno in comune degli stessi elementi (in questo caso “politici”). A rigore questa affermazione dovrebbe essere falsa poiché è risaputo che tanto Berlusconi quanto Grillo considerano l’un l’altro un buffone. Allora come è possibile, da un punto di vista logico, che tale affermazione risulti vera da un punto di vista soggettivo? Qui si potrebbe parlare e parlare per molto tempo sull’emblematicità di tale affermazione ma ai fini della sintesi mi riserverò il diritto di dare questa frase così come si è posta senza tracciare i vari argomenti che potrebbero mettere a confronto i due referenti. Quello che qui mi interessa è capire 1) come è possibile che Berlusconi e Grillo siano messi sullo stesso piano (il piano di riferimento qui è il voto politico o la preferenza e non le due persone o il programma politico) e 2) come faccia Grillo a prendere voti sia da destra sia a sinistra.

berlusconi-grillo-285x280La 1) può essere risolta facilmente… Così come Berlusconi, Grillo è un populista demagogo, sovvenzionato in maniera occulta e che utilizza la propria figura mediatica per incitare il popolo, alle volte stordendolo con sproloqui degni del più simpatico dei comici. Così come Grillo, Berlusconi ha sempre puntato su una politica “senza bandiera” o meglio, che faccia del suo nome la propria bandiera. Effettivamente Berlusconi e Grillo potrebbero, per rifarci all’appendice di prima, raffigurare le due facce del Giano Bifronte, padre di tutti gli dei anzi, in questo caso, figura emblematica di tutta la politica italiana. La 2) risulta più ardua poiché ci si pone davanti un paradosso prima che politico, logico e linguistico. Qualcuno avrà presente le parole composte da un ossimoro… Il caso emblematico viene proprio dalla letteratura e da uno dei grandi romanzi del nostro Novecento: 1984 di George Orwell. La parola in questo caso sarebbe stopreato. Nella nuova linguistica presente nello Stato del Grande Fratello parole come queste usavano intendersi per rappresentare un mix di situazioni contrastanti, in cui il significato semantico del termine doveva immediatamente creare uno shock a chi, in questo caso, stesse per compiere un reato. Paragonando tale artificio linguistico all’altrettanto artificioso progetto politico di Grillo, l’analogia calza perfettamente. Quest’essere politico, non solo si è inventato una nuova faccia politica (il Movimento, termine che oramai sempre interessare altre parti politiche), ma si è anche inventato una nuova posizione in Parlamento alienando i soliti schemi di Destra e Sinistra. In Italia, come sappiamo, tali schemi hanno radici storiche che affondano nella primissima Storia d’Italia. Oggi come oggi sembra andare di moda liberarsi del passato con un colpo di cancellino e sembra, sempre di più, che tale operazione delatoria voglia essere sinonimo di cambiamento più che di perdita della memoria storica. Mi si capisca, io qui non difenderò mai le ragioni storiche della Destra e della Sinistra in Italia, ma piuttosto mi preme capire come un partito che potrebbe benissimamente accettare all’interno del proprio contesto ideologico l’ossimoro fascista/comunista per assorbirlo e trarlo dal reflusso della storia grazie ad una inesorabile quanto novissima veste sociale e politica, sia in grado non solo di trovare adepti all’adempimento del proprio programma politico ma soprattutto sostegno in campagna elettorale. Poi, ancor di più, mi sorprende (ora non più di tanto) sentire un berlusconiano affermare che voterà: «Berlusconi o “Pippo” Grillo!». Da un punto di vista logico quindi l’ultima condizione posta alla nostra proposizione logica non può essere né confermata né dis-confermata (si dovrebbe dire verificata o falsificata) in quanto codesta (Px≠Qx) non può essere in ultima analisi né vera né falsa. Dimostrare che Grillo non sia un’estremista è cosa davvero ardua, come allo stesso è arduo ammettere che lo sia. In ambito retorico ammettere sia l’una sia l’altra ci introdurrebbe in una serie di paradossi, fra cui quello del mentitore. “Io non sono un’estremista” quando a dirlo è un personaggio politico che ha riorganizzato l’intero apparato di presentificazione politica (campagna politica, stemma, movimento, modo di interagire col popolo italiano) ci pare davvero falso. Ma al contrario pretendere che sia vero è a fortiori una petitio principi (tu sei un estremista perché hai rivoluzionato l’intero apparato di campagna politica e perché dici di voler bruciare il parlamento). Come si potrebbe dimostrare che in questo momento storico gli italiani non vedano nel politico colui che ruba e magna ed evade le tasse. Chi, a ragione, non vorrebbe “bruciare” il parlamento?!? Mi sembra ovvio, dal mio punto di vista, quanto questa sia solo un’utile metafora per far capire che un cambiamento è auspicabile quanto mai possibile. In un mondo in continuo muoversi anche il Paese con la più avanzata Costituzione del Mondo potrebbe trovarsi a soffrire le pene di una vacanza della Libertà in senso proprio.

Il nodo da sciogliere è arduo ed in questo caso non è auspicabile una soluzione alessandrina. Invece è auspicabile che chi si cinga a voler intraprendere un percorso politico lo faccia con un’intento anti-imperiale, senza pretendere di divenire il leader o il Pontifex di questa religione di assurdità.abaco L’Italia ha i politici che merita? Credo proprio di sì, e Berlusconi così come Grillo ne sono l’esempio lampante. Il popolo italiano ha sempre amato la parodia e la commedia ed ancor di più ha sempre amato pavoneggiarsi ironizzando su sé stesso e sugli altri…

“Chi a lunga spera disperato muore” – dice il proverbio. Io spero sì, spero ancora…

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